Metropoli Chianti, 3 aprile 2009, pag. 13
"A Pasqua apre il Museo del Vino"
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A Pasqua apre il Museo del Vino
Data ancora da definirsi ma il periodo è certo: tanta la curiosità dei grevigiani
Ci siamo, il Museo del Vino sta per aprire. Il giomo preciso ancora non c’è ma i proprietari indicano quelli prima o dopo Pasqua quando i locali dell’ex Cantina Mirafiori saranno finalmente visitabili. E non c’e dubbio che la curiosita dei grevigiani è cresciuta in tutti questi mesi di attesa.
A recuperare le cantine, e ad ideare di porci all’interno il frutto di anni di collezionismo, è venuta ai due fratelli Lorenzo e Stefano Falorni, titolari della celebre Antica Macelleria Falorni e de Le Cantine di Greve in Chianti.
Soprattutto Lorenzo Falomi fin dall’inizio ha spinto per realizzare questo suo sogno, inserire e rendere visibili a tutti le collezioni che da anni sono state arricchite dalla sua famiglia, come quella celebre delle cartoline.
Per descrivere il Museo, Lorenzo ci spiega che “é necessario fare un passo indietro. Il locale è stato fondato alla fine dell’800 dall’Unione produttori vino Chianti - ricorda -. Nel 1915 fu comprato da parte dei conte Mirafiori di Alba (oggi si possono vedere numerosi testimonianze di quel periodo, ndr) fino alla seconda guerra mondiale quando l’attivita finisce, per essere poi ricomprata dai Fratelli Gancia di Canelli. Nel 1962, le Cantine vengono acquistate dalla società Seva, proprietà della famiglia italo-americano Paternò. Tutto il Chianti prodotto durante quel periodo verrà esportato negli Stati uniti. Nel 1999 sono state acquistate dalla famiglia Bencistà Falorni –conclude- e nel 2000 sono state inaugurate per la valorizzazione e la promozione del vino Chianti Classico”.
Nel Museo una parte dedicata al percorso museale, una parte dedicata ai due navigatori di Greve, Verrazzano e Vespucci, e a un’altra sezione alla vendita di prodotti particolari. Il tutto distribuito su una superficie di circa 800 metri quadri.
Per saperne di più però si dovrà attendere il taglio del nastro. I Bencistà-Falorni, però, non nascondono i loro obiettivi: “Alla base del progetto del museo del Chianti vi sono due interrogativi: cos’è che rende la nostra terra speciale e cos’è che chi viene a visitarci si aspetta di trovare? - ci spiegano – Alla prima domanda rispondiamo in maniera semplice: la nostra tradizione enogastronomica, resa impareggiabile dalla ricchezza delle nostre terre, il vino, l’olio e le produzioni cibarie artigianali. Al secondo quesito la risposta non può che essere la seguente: la pace e la tranquillità della bellissima campagna, la genuinità ed il buon gusto. Tutte eccellenze insomma, della nostra tradizione. Cosa offrire dunque a chi ci vuol conoscere? Un percorso tra storia, cultura e tradizione curato nei dettagli e con uno sguardo speciale alla verità, alla storia delle nostre tradizioni artigiane originali. Una visita ideale potrebbe quindi seguire questa traccia: dalla terra all’artigianato per ritornare alla terra...”
“Il progetto - concludono – diventa quindi quello della costruzione di un museo che parta dal Chianti e che abbia come filo conduttore sempre il prodotto agricolo: la vite, l’allevamento, l’olivo ed il grano.
L’idea è quella di un percorso circolare ideale in cui il visitatore si rilassa e svaga, approfondisce attraverso la visita al museo, e compra poi ciò che più gli piace”.
Adele Tasselli
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